Biografia del critico e collezionista Carlo Pepi

Carlo Pepi critico e collezionista.jpegPassione e intuito sono stati i punti cardinali che hanno orientato la ricerca di Carlo Pepi, sin dall’inizio della sua attività di collezionista. Una biografia ricca di incontri e di esperienze battagliere, in cui Carlo Pepi ha generosamente messo a disposizione dell’opinione pubblica, senza personali fini di lucro, solo per il gusto gratuito e verace della “scoperta”, la sua conoscenza maturata sul campo e le sue innate doti di investigatore, per mettere in luce le ombre, le ambiguità di cui è costellato il mondo dell’arte.
Appunti da una testimonianza

Carlo Pepi si e’ dedicato all’arte per predisposizione naturale. Folgorato da ragazzo dalla pittura di Van Gogh, ha coltivato lungamente la sua passione. Avendo iniziato molto giovane a lavorare come libero professionista, metteva da parte i suoi risparmi per acquistare opere di arte contemporanea.

Accortosi che non era impossibile acquistare anche opere di artisti innovatori dell’Ottocento toscano, ossia I Macchiaioli, senza esitazioni si e’ impegnato ad acquistarli indebitandosi con scoperti di conto corrente, puntando specialmente sui disegni. Questi, infatti, sono da sempre stati oggetto del suo particolare interesse, dal momento che rappresentano le prime impressioni, quelle nate dal vero e fermate brevemente sulla carta.
Ha continuato a coltivare i suoi interessi verso gli artisti contemporanei, nei quali individuava traccia di innovazione e capacita’ di ricerca, divenendo amico di molti.

La travolgente passione per l’arte lo ha indotto a battaglie solitarie o a fianco del suo fraterno amico James Beck.

Solo contro tutti ha sostenuto la falsita’ delle prime due sculture pescate nel fossi livornesi. Successivamente si levarono le voci di Spagnol e Zeri, quest’ultimo avvertito della beffa assieme a Jeanne Modigliani. Costoro, infatti, furono avvisati che sarebbero state trovate nei Fossi livornesi due sculture false, di cui venivano indicate le caratteristiche.

Carlo Pepi e’ stato anche il fondatore dell’Istituzione Casa Natale Modigliani, che aveva preso in affitto. Vi creò un centro studi con libri e documenti inerenti alla figura dell’artista e vi tenne importanti mostre. Per volonta’ di Jeanne Modigliani fece parte degli Archivi Legali Modigliani, ma nel 1990 si dimise e lasciò la Casa Natale di Modigliani, non condividendo l’attribuzione di autenticità delle opere. Una volta uscite allo scoperto le tre sculture cercate nei Fossi livornesi, ma che invece l’artista aveva affidato a Solicchio, incaricato dall’artista, in previsione dell’imminente partenza, di svuotargli lo studio, situato, nell’estate del 1909, nelle vicinanze del mercato generale di Livorno, Carlo Pepi nuovamente e’ stato l’unico a riconoscerle immediatamente come autentiche, mentre le medesime Istituzioni che avevano preso per buone quelle dei Fossi, con sorprendente coerenza, le hanno ritenute false…

Per aver espresso pubblicamente questa sua convinzione, ha subito un processo uscendone vincitore nuovamente contro il Gotha italiano (Soprintendenze di Pisa e Roma, Comitato degli esperti del Ministero ecc…).

Per essere stato protagonista di molte battaglie combattute con l’unico sincero scopo della tutela dell’Arte, e’ stato cooptato dal critico americano James Beck nell’Associazione Internazionale ArtWatch, con lo scopo statutario della tutela delle opere d’Arte.

Per la competenza ed il coraggio dimostrati sul campo, e’ stato nominato Direttore della Sezione falsi e contraffazioni.

A motivo delle sue prese di posizioni, ha dovuto subire perquisizioni e perfino un processo, riuscendo sempre a provare la sua estraneita’ alle accuse infondate partite dai nemici falsari o incompetenti. Durante una di queste perquisizioni subite, gli e’ stato sequestrato un gruppo di opere ritenute dalla commissione degli “esperti” false; uno di loro si era dimenticato di averne in precedenza dichiarata autentica una parte e di aver dato il nulla osta per presentarle ad una mostra all’estero; altre opere sequestrate erano di “anonimo”.

Una vera assurdita’: sequestrare come falsi degli anonimi!

Altre opere sono risultate archiviate o pubblicate dagli stessi artisti che le avevano eseguite…

Questa illustre commissione ha steso il seguente verbale: “… Un approvvigionamento del tutto occasionale e, a nostro avviso, fatto con caotica conduzione, tale che non si riesce a definire un profilo culturalmente plausibile e di valore estetico-storico della Raccolta Pepi….”

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